“Parlare di landscape, ora, fa tendenza, se ne parla a cena
con gli amici, nei convegni, al supermercato le signore si contendono ancora nei carrelli le rose rampicanti
e i gelsomini...
Ma quando mai!
Non c’è giornale, rivista o libro che non tratti argomenti
tra iquali: interior landscaping, tree-house, ricami vegetali, architetture ecologiche a risparmio energetico, arte e natura, mitigazioni ambientali, urban performance, inquinamento, food design, indoor outdoor, la moda eco etica, green design, emotional landscape, paesaggi naturali /artificiali, archeologia industriale, urban design, giardini virtuali, land art … e mamma mia potrei aggiungere almeno due pagine di nuovi leitmotiv.
Ma cosa sta succedendo?
Forse dopo un periodo di “letargo” sta riesplodendo quello
che, a cicli, nella storia ha sempre rappresentato uno dei
bisogni primordiali dell’uomo; il “giardino dell’eden”, il bisogno primordiale di relazionarsi dell’uomo con la natura per raggiungere armonia e bellezza.
È dallo scollamento tra queste due realtà che ora germogliano queste nuove tendenze. Mi sembra di rivedere mio nipote
Marco e la sua gioia nello scoprire con dei suoi amici quanto fosse stimolante intrecciare le fascine di salice di Anna Patrucco per poi inserirle in un bosco di betulle
per poi ricostruire un soggiorno all’aperto dove giocare.
Ora il futuro del landscape ripone le sue aspettative proprio
nel bisogno che genera la diversificazione di questa disciplina
in campi così diversi . Vedo il landscape come lo specchio
dello stato sociale del momento, in contrapposizione alla tendenza degli ultimi anni di chiusura, di introspezione che
ci ha portato a sviluppare la maggior parte delle nostre attività
in casa magari davanti ad un computer.
I segnali stanno proprio nel moltiplicarsi dei campi di
applicazione di questa disciplina che ha portato il nostro
studio ad ampliare così tanto le tipologie degli interventi,
tanto che potrei definirla una delle professioni più attenta
ai bisogni umani contemporanei. Un progetto di landscaping
ben pensato fa risparmiare e restituisce qualità allo spazio. Diventa un elemento di marketing e di resa commerciale, di
cui le aziende stanno rendendosi conto.”
In tutti i nostri lavori si tende a provocare il contatto tra
il quotidiano e natura. Con artificio e ironia il contesto diventa
un soggetto plasmabile attraverso una sapiente opera di progettazione. Non si può prescindere dalla conoscenza
dei luoghi: l’atmosfera, il vento, i profumi, i colori, le luci che cambiano.
E se alla natura appartengono il vento, la luce, la nebbia e ovviamente le piante, il paesaggio è tutto questo ma molte
altre cose ancora.
Ogni elemento che entra a far parte del nostro mondo esterno
è paesaggio. Lo studio di Patrizia Pozzi codifica e traduce
questi elementi in un linguaggio progettuale, perché plasmare
o modellare la natura secondo regole e desideri è solo uno
dei nostri tanti compiti. L’osservazione della realtà sta ai primi posti. Oggi per esempio, ascoltare il clima che cambia e modifica le esigenze della vegetazione è diventato determinante.
da Repubblica, 7 aprile 2011